Ottobre 15, 2024
1 min read

“Tocchi di colore sulla tela della vita – riflessioni di un medico”

Quando un medico diventa scrittore il prodotto non può non destare la curiosità del lettore.Recensione del libro del dottor Sergio Filippo.

“Tocchi di colore sulla tela della vita – riflessioni di un medico” è l’eloquente titolo del libro di Filippo che, con il suo inseparabile camice bianco, la sua dedizione verso la medicina e il suo sguardo sempre proteso a scrutare la dimensione umana, ha dato vita a questa sua prima fatica letteraria, con l’obiettivo pregevole di scrivere per recuperare l’aspetto umanistico della professione medica, considerare non l’organo ma l’essere umano tutto intero. “Non vuole essere, per me, un atto autocelebrativo – spiega Sergio Filippo – non sono uno scrittore e non ambisco a particolari riconoscimenti come tale ma voglio semplicemente condividere, con chi volesse leggere le mie riflessioni, le emozioni che ho cercato di scrivere.

Grazie a tutti e chiedo anticipatamente scusa per il mio sforzo letterario in cui ho voluto semplicemente essere me stesso e trasferire le mie emozioni a chi per caso o per curiosità volesse leggere il mio libro”.

“Tu chiamale se vuoi, emozioni”, dice subito il medico – giornalista, Pino Barbarossa nell’introdurre l’autore, evocando il testo della celeberrima canzone di Battisti. E in effetti tutto il libro è un caleidoscopio di emozioni. Diventa, quindi, sempre più labile il confine tra il medico e il poeta.

E non si sa esattamente dove finisce il primo e dove comincia l’altro. L’autore svela che la base di partenza del libro sono state proprio le emozioni, i pensieri e le riflessioni sulla vita. Quasi un istinto o bisogno insopprimibile di trasferire ad altri il proprio stato d’animo.

Riflessioni che invitano il lettore all’ottimismo, anche di fronte alle piccole o grandi avversità dell’esistenza. La potenza delle emozioni non resta nell’empireo dei pensieri ma si cala nel “terribile quotidiano”, in avvenimenti anche drammatici, con una serie di riflessioni (come quella in occasione dell’attacco alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001) che diventano sprone ad “issare la vela”.

Il medico aiuta il poeta; il primo, esperto in umanità, aiuta il secondo a farsi paràclito, cioè chino, al grido dell’uomo sofferente.
Ma Filippo non teme i gemiti di una natura indotta ad essere matrigna nei confronti dell’uomo (tsunami, violenti terremoti), ma l’indifferenza alle bombe, ai carri armati; l’abitudine al dolore, purché, soprattutto, non provato sulla propria pelle.

Uno sguardo, dunque, quello dell’autore, sull’orizzonte degli accadimenti terreni con l’occhio, però, di chi scruta con passione e riflessione: dalle “maschere di Facebook”, alla “pandemia”; dalle “persone inutili” all'”8 settembre 2021″ dedicato alle donne afgane. Le emozioni come cura dell’anima.

Un’emozione che nasce anche dall’osservazione di un semplice tramonto o della bellezza della luna.

Previous Story

Montalto si prepara alla prima “Fiera dell’Olio e dei Fichi”

Next Story

Servizi più smart negli uffici del Comune

Latest from Blog

Go toTop

Don't Miss