Una poetica verace, Lanzetta coinvolge il pubblico e risponde alle polemiche su “Parthenope” chiamando in causa la Chiesa
Ieri sera in una magica via Rivocati, nel centro storico di Cosenza, in occasione della festa di tesseramento, l’associazione culturale Nucleo Kubla Khan ha riservato per i suoi soci una serata all’insegna del teatro e della poesia.
Ospite d’onore, Peppe Lanzetta, attore, scrittore, poeta, drammaturgo di grande rilevanza del panorama artistico italiano.
Reduce dall’enorme successo di “Parthenope”, ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, Lanzetta, napoletano verace, ha conquistato il pubblico presente, dapprima con il suo monologo inedito, ” I nuovi mostri”, dedicato a Pierpaolo Pasolini e a seguire con altri suoi scritti che hanno toccato temi tra i più disparati.
Una carica vibrazionale che coinvolge, una naturalezza nella poetica dei gesti e delle parole che non lascia altro spazio che alla voglia del bello.
Peppe Lanzetta mette Putin davanti alla pastiera di zia Titina, crea l’incontro tra i due Maestri di Napoli: Edoardo De Filippo e Pino Daniele in quel posto lontano dove vivono gli artisti che ci hanno lasciato fisicamente ma mai con la loro arte.
C’é Mimi (Mia Martini), Bagnara calabra che le ha dato i natali su quei fogli che gli stanno davanti sul leggio e che sono scritti a mano!
E mentre la poesia ormai è l’unica cosa che si respira, Peppe canta con voce bassa e spezzata “Gli uomini non cambiano” e in quei fogli lì davanti a lui c’è Annarella che muore, uccisa da suo marito e ci ricorda tutte le donne che perdono la vita per troppo amore , o forse per troppo poco.
Un carisma potente lo contraddistingue.
Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, Lanzetta interpreta il ruolo del vescovo Tesorone, un personaggio controverso, viscido, narciso, difficile da decifrare, così come difficile è Napoli, sempre in bilico tra il sacro e il profano.
Ai nostri microfoni ha parlato di arte, di sè, della sua Napoli, di Sorrentino e Pasolini e ha toccato un tema scottante e una ferita ancora aperta per il nostro Paese.
Gli abbiamo chiesto cosa pensasse della polemica avanzata dalla Napoli cattolica, che nella persona dell’AGI Pierluigi Sanfelice di Bagnoli definisce “dissacrante” la rappresentazione del regista Sorrentino, del culto di San Gennaro, degli uomini di chiesa e della sirena Parthenope.
“Io sono ateo e non lo dico per snobismo – ha dichiarato Lanzetta – credo che la Chiesa dovrebbe preoccuparsi di altro e dovrebbe dare le risposte che da 40 anni non ha dato a Pietro Orlandi, tutto il resto è pornografia”.
Trovate di seguito il video dell’intervista integrale.