Agosto 1, 2025
3 mins read

Occhiuto si dimette, ma non convince: strategia elettorale, non responsabilità istituzionale

Le dimissioni di Occhiuto non convincono il Gruppo Politico Morfeo che invoca unità tra le forze democratiche per un nuovo progetto di rinascita calabrese

Il Gruppo Politico Morfeo, in una nota diffusa nelle ultime ore, interviene con fermezza e chiarezza sulla decisione del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di dimettersi per poi ricandidarsi.

Una mossa che, secondo il movimento, “non convince né per tempistiche né per motivazioni” e che appare “più come una strategia elettorale che come un atto di responsabilità istituzionale”.
Morfeo denuncia le contraddizioni interne alla maggioranza e sottolinea il vuoto amministrativo che ha caratterizzato il mandato di Occhiuto, in particolare sui temi della sanità, del turismo e dello sviluppo infrastrutturale. Da qui l’appello a tutte le forze progressiste e civiche per costruire un’alternativa credibile e condivisa.

“Apprendiamo con attenzione e senso di responsabilità la notizia delle dimissioni del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha annunciato la sua intenzione di rimettere il mandato e ricandidarsi. Una scelta estrema, che incide profondamente sulla vita democratica e amministrativa della nostra regione.

Come Gruppo Politico Morfeo, riteniamo doveroso affermare con fermezza un principio di civiltà giuridica: dimettersi per un semplice avviso di garanzia è un errore. In un Paese che si vuole garantista, vale il principio della presunzione di innocenza fino a prova contraria.
Una notifica da parte della magistratura non può né deve essere usata come clava politica né costituire, di per sé, una motivazione sufficiente per interrompere un mandato democratico.

Proprio per questo, appare evidente che le vere motivazioni della scelta del presidente Occhiuto siano da ricondurre alle profonde fratture interne alla sua maggioranza.
Gli episodi recenti in Commissione Bilancio, dove consiglieri della sua stessa coalizione ( Giuseppe Graziano e Francesco De Nisi) hanno fatto mancare il numero legale, sono segnali gravi di disallineamento e perdita di fiducia.

Una dimissione, quindi che sa troppo di strategia politica, non di responsabilità istituzionale, e che rischia di apparire come un atto studiato per aggirare le difficoltà interne alla coalizione e rilanciarsi elettoralmente, piuttosto che come un gesto di trasparenza o coerenza.

A ciò si aggiungono le crescenti tensioni con la Lega, che da tempo rivendica maggiore spazio decisionale all’interno della Giunta, e le dure critiche di Carlo Calenda, leader di Azione, che ha parlato apertamente di una Calabria immobile, bloccata su sanità, trasporti e turismo. “Se fai troppo il bullo, prima o poi ti fai male” – queste le parole pronunciate dallo stesso Calenda a Lamezia Terme, a conferma del clima avvelenato all’interno del centrodestra calabrese.

In questo scenario, Occhiuto sembra essersi sentito assediato politicamente, stretto tra le pretese della Lega e gli attacchi di Azione, e avrebbe scelto di dimettersi non per responsabilità verso i cittadini, ma per tentare un riposizionamento personale, presentandosi nuovamente davanti all’elettorato nella speranza di riaccreditarsi come leader indiscusso.

Se da una parte questa mossa può apparire come un calcolo elettorale ben congegnato, dall’altra non possiamo accettare che venga accompagnata da una narrazione che esalta risultati amministrativi che non trovano riscontro nella realtà.
In ambito sanitario, la Calabria resta commissariata, con strutture ospedaliere al limite, carenze di personale, liste d’attesa infinite e territori ancora drammaticamente sprovvisti di presidi di primo soccorso.

I medici fuggono, i concorsi si moltiplicano senza esiti reali e la sanità pubblica è ormai vissuta dai cittadini con sfiducia e frustrazione.
Anche il settore turistico, spesso evocato nei recenti discorsi trionfalistici dell’ormai ex-governatore, non conosce una vera strategia di sistema: la promozione è spesso lasciata a iniziative frammentarie, i collegamenti ferroviari e stradali sono inadeguati, le aree interne restano escluse dai principali circuiti e l’accoglienza diffusa, potenziale ricchezza per il territorio, è lasciata senza sostegno e visione.

Inoltre non possiamo tacere di fronte al definanziamento di oltre 11 miliardi di euro destinati al Sud, di cui 9,4 miliardi solo per l’Alta Velocità Salerno–Reggio Calabria.
Un taglio che riduce drasticamente la quota di investimenti per il Mezzogiorno, passata dal 48% al 38%, mentre il Nord incrementa la sua. Un colpo durissimo per la nostra Regione, che continua a essere penalizzata proprio su quei settori – infrastrutture, mobilità, sviluppo – che dovrebbero rappresentare il cuore della rinascita.

Di fronte a tutto questo, il silenzio della Giunta Occhiuto è assordante. Mentre si discute di strategie e ricandidature, la Calabria perde risorse, occasioni e futuro.

Per tutti questi motivi, lanciamo un appello forte e chiaro a tutte le forze progressiste, civiche e democratiche: è il momento di unirsi, non di dividersi. Le dimissioni di Occhiuto, che rischiano di essere solo un gesto tattico e autoreferenziale, aprono una finestra importante per ridare dignità alla Calabria.

Ci auguriamo che il cosiddetto “campo largo” sia pronto a fare la cosa giusta, scegliendo di sostenere un candidato autorevole, credibile e condiviso, capace di rappresentare il superamento di una fase politica buia, segnata da promesse mancate e da una gestione personalistica del potere.
È tempo di ricostruire. È tempo di restituire ai calabresi una Regione all’altezza delle loro speranze”.

Previous Story

“Una piscina per tutti”, ma per ora resta un miraggio

Next Story

“La mia ultima storia per te”: emozioni, cultura e bellezza nel Chiostro di San Domenico

Latest from Blog

Go toTop

Don't Miss

Azione rafforza la sua presenza a Montalto: Lauria aderisce al progetto di Calenda

Dal Consiglio nazionale di Roma arriva un segnale politico che

Ritorna a Settimo il grande Carnevale firmato “Apriti Se.Sa.Mo”

Un grande ritorno tra carri allegorici, spettacoli e tradizione: la