Nel cuore di Montalto Uffugo, un tributo poetico ad Anna Maria Ortese: voce errante, sguardo profetico, anima della luce e del silenzio
Esistono anime che non appartengono a nessun tempo, eppure abitano ogni luogo.
Sono viandanti dello spirito, creature che camminano nel silenzio cercando la verità nascosta tra le pieghe dell’esistenza.
Non si lasciano sedurre dalle maschere del potere, non si piegano alle geometrie della politica, non barattano lo splendore dell’anima con il rumore del denaro.
Cercano, semplicemente.
Cercano lo spazio puro della notte, la parola che guarisce, la luce che pulsa oltre l’emozione.
Anna Maria Ortese era una di loro.
O forse la più intensa fra loro.
Nata il 13 giugno 1914, pellegrina senza dimora, scrittrice straniera anche nella sua stessa lingua, ha attraversato il Novecento con uno sguardo che non giudicava, ma comprendeva.
Vedeva il dolore, la bontà, la bellezza.
E ne scriveva come si scrive di una rivelazione.
Nel giorno del 111° anniversario della sua nascita, venerdì 13 giugno 2025, Montalto Uffugo le dedica un tributo colmo di gratitudine e poesia.
A partire dalle ore 17, nella cornice suggestiva del Palazzo della Cultura Sant’Antonio, prenderà vita un evento che intreccia parola e visione, pensiero e incanto, promosso dalla libreria Mondadori Bookstore Montalto con il patrocinio del Comune di Montalto Uffugo.
A condurre il pubblico nei territori interiori dell’autrice, dopo l’intervento dell’assessore alla Cultura, Silvio Ranieri, sarà la scrittrice e saggista Angela Bubba, che alla Ortese ha dedicato un lavoro denso di amore e studio, raccolto nel volume “Anna Maria Ortese. Scrittrice straniera: il nativo come scoperta dell’alterità e fondazione di una poetica” (Carrabba).
A dialogare con lei, Michele Andronico, appassionato lettore dell’opera di Anna Maria Ortese.
Ma non saranno solo le parole a raccontare: l’evento sarà arricchito dalla proiezione del docufilm “Anna Maria Ortese. Viaggio in Calabria”, opera del regista Matteo Scarfò, con la sceneggiatura di Giovanni Scarfò e l’intensa interpretazione di Francesca La Scala.
Un’opera che ricompone i passi calabresi dell’autrice e restituisce, con delicatezza, il suo legame profondo con questa terra di mistero e bellezza.
Ortese ci parla ancora.
Ci parla oggi.
Ci invita a rallentare, a osservare, a tornare a sentire.
A riconoscere che siamo parte del respiro del mondo, che ogni creatura ha dignità, che ogni paesaggio custodisce una voce sacra.
Questo omaggio a Montalto Uffugo è più di una commemorazione: è una carezza alla memoria, un atto di resistenza poetica, un invito a guardare – come lei faceva – con occhi che non escludono, con cuore che non dimentica, con mente che ancora sogna.
