Nel Chiostro di San Domenico un viaggio tra memoria, artigianato e visioni future: la città celebra la sua antica vocazione tessile con un evento che intreccia passato e speranza
Nel cuore antico di Montalto Uffugo, tra vicoli silenziosi e mura che custodiscono secoli di vita, si risveglia un filo invisibile che unisce la memoria di un tempo lontano al respiro di un futuro possibile.
È il filo della tessitura, arte paziente e sapiente, che per secoli ha vestito mani, corpi e anime di un’intera comunità.
Martedì 5 agosto, nel suggestivo Chiostro di San Domenico, questo filo tornerà a vibrare tra le dita di chi crede ancora nella bellezza delle cose fatte a mano, nei ritmi lenti della creazione artigianale, nella forza gentile della memoria.
Un evento che non è solo celebrazione, ma risveglio.
A volerlo fortemente è stata la consigliera comunale Natalizia Sinopoli, presidente della commissione Cultura, che ha immaginato un momento in cui l’antica arte tessile potesse tornare a parlare alla città, ai giovani, agli artigiani, agli studiosi, e a chiunque senta il richiamo delle proprie radici.
Accanto a lei, in questo percorso di riscoperta e visione, il sindaco Biagio Faragalli, l’assessore alla Cultura Silvio Ranieri, l’assessore alle Attività Produttive Ida Pasqua, e il consigliere comunale Davide Lauria, portavoce delle zone pedemontane. Saranno loro, insieme a ospiti di grande rilievo come Fulvia Caligiuri, Direttore Generale dell’ARSAC, la restauratrice di tessuti Alba Brogno e Letizia Chimenti, custode e proprietaria della storica Filanda di Vaccarizzo, a intrecciare parole, ricordi, progetti e visioni.
E proprio Silvio Ranieri, assessore alla Cultura, ricorda con lucidità e passione quanto la tutela del patrimonio immateriale sia un dovere e una missione dell’amministrazione:
“Rientra nelle competenze dell’assessorato alla Cultura – afferma, in sinergia con il sindaco Biagio Faragalli – l’attività di promozione e recupero delle tradizioni.
Fra queste, in un’ottica progettuale più ampia, si inserisce la valorizzazione della Filanda di Vaccarizzo, da riportare in auge e da proporre come elemento identitario del territorio, anche attraverso il restauro degli antichi tessuti”.
Parole che riflettono una visione chiara e concreta, e che testimoniano l’impegno quotidiano dell’Assessorato alla Cultura nel ricucire il legame profondo tra comunità e tradizione.
Un assessorato che non si limita a conservare, ma che rigenera, rilancia, crea connessioni tra il passato e le sfide contemporanee, con progettualità e passione.
Un lavoro che si intreccia, con la stessa maestria di un telaio, a quello dell’assessorato alle Attività Produttive, guidato da Ida Pasqua, che ha saputo leggere nell’artigianato tessile non solo un valore culturale ma anche un’opportunità per la microeconomia, la formazione e l’innovazione sostenibile.
Il dialogo costante tra i due assessorati ha reso possibile un progetto condiviso, inclusivo, ricco di prospettive.
“Quello che ci proponiamo – racconta la consigliera Sinopoli – è di restituire dignità e slancio a un sapere antico che ci appartiene, non come reliquia, ma come energia viva da tramandare e reinventare. Il tessile può tornare ad essere non solo memoria, ma opportunità, innovazione, identità”.
E così il Chiostro di San Domenico, nel pomeriggio di oggi, si trasformerà in officina della memoria: si parlerà di fibre naturali, di antiche filande, ma anche di futuro, di università, di distretti produttivi e nuove prospettive per le generazioni che verranno.
Non mancherà l’incanto tangibile della pratica: una dimostrazione di tessitura a telaio farà vibrare l’aria con il suono antico e affascinante del “fare con le mani” e la materia grezza si farà bellezza.
In un’Italia che, nonostante la globalizzazione, continua a essere culla della moda e della qualità, il sogno di riportare la tessitura al centro della vita economica e culturale di Montalto non è utopia.
È una trama possibile, se il filo viene tenuto saldo, se la comunità ci crede, se l’arte viene custodita come un bene prezioso.
Montalto si prepara, dunque, a rammendare il tempo.
E lo fa con ago, telaio e cuore, mantenendo vive tradizioni e identità.