Panchine Rosse? Non solo. Contro la violenza di genere servono strumenti come l’educazione e l’impegno collettivo
La violenza di genere è una questione complessa e sfaccettata che richiede un approccio multisettoriale.
Alla luce di quanto ogni giorno la cronaca ci racconta, sembra evidente che non basta erigere simboli come le panchine rosse, è necessario piuttosto, attuare misure concrete e strutturali.
Le statistiche sono allarmanti: nel 2023, una donna è stata uccisa ogni dieci minuti, spesso da un partner o ex partner.
Lo scenario macabro è aggravato da una serie di fattori, primo su tutti, una cultura che continua a svalutare il genere femminile.
La radice della violenza di genere è quindi culturale e sistemica e si manifesta in vari modi, dalla discriminazione economica alla violenza fisica, fino all’educazione che perpetua stereotipi nocivi.
Frasi come: “sei una femminuccia” evidenziano una cultura che umilia e infantilizza le donne, riducendole a mere destinatari passivi in una società che le controlla, le oggettifica, le sminuisce, le comprime, le rende invisibili in azioni e pensieri.
“Avete voluto voi la parità”; “Se fossi stata vestita in altro modo non sarebbe accaduto”; “Se non fossi uscita a quell’ora non l’avresti subito”, frasi di questo genere sono all’ordine del giorno nell’anno 2024 eppure, per riprendere un discorso dell’attore e regista Edoardo Leo (al cinema in questi giorni con il suo film “Non sono quello che sono”) “sembrano frasi e concetti datati anno 1600”.
Secondo l’ISTAT, nel 2020 il 7% degli italiani ha dichiarato che “di fronte a una proposta sessuale, le donne spesso dicono no ma in realtà dicono sì. E per il 6.2% degli italiani le donne serie non vengono violentate”.
Chi si identifica e socializza come donna quindi, è continuamente oggetto di discriminazione e mortificazione.
I punti da analizzare sono davvero molteplici se consideriamo anche che la violenza di genere si manifesta in modi diversi ma in ogni parte del mondo.
Ma la violenza sistemica e normalizzata contro le donne riguarda anche le istituzioni che spesso non riconoscono la loro volontà nei dibattiti su maternità, gender gap e salute riproduttiva.
Prendiamo per esempio la questione del diritto all’aborto, ostacolato da pratiche burocratiche e campagne disinformative.
Un chiaro esempio questo, di violenza, che si rivela anche nel carico di cura che grava sulle donne, spesso trascurato dalle politiche pubbliche.
Inutile girarci troppo intorno, affrontare la violenza di genere richiede un cambiamento profondo e duraturo.
Altro che panchine rosse!
E la verità è che solo una trasformazione culturale e sociale, un impegno collettivo e coordinato, possono garantire un futuro più sicuro e giusto alle donne.
Purtroppo tutto questo sembra davvero molto lontano perché di violenza si parla tutti i giorni ma ci sono ancora uomini che fanno sentire sbagliate le donne perché troppo belle o intelligenti, perché libere di decidere di interrompere una relazione che non va più bene, perché forti nei loro “No”. Uomini che attuano violenze subdole e invisibili, che si lanciano in commenti negativi riguardo alla fisicità, uomini che colpevolizzano attribuendo alle donne i propri attacchi di rabbia, uomini che le sfiniscono convincendole di essere pazze.
Da sempre le donne sono “pazze”, è una storia lunga secoli, per chi, per affermare il proprio potere, ha necessità di sminuire, spesso di uccidere, abusare.
C’è qualcosa che non va, quindi, e quel che non va non può essere attribuito al singolo, il marcio va ricercato altrove, individuato in una cultura maschilista che ancora imperversa.
E allora che ben vengano le panchine rosse per non dimenticare tutte le donne vittime di abusi e violenze, ma è fondamentale investire in centri di supporto, educazione sessuoaffetiva fin dall’infanzia e perché no, nei congedi parentali agli uomini da concedersi non in maniera alternativa, per una società equilibrata.
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, molteplici sono le frasi apposte sulle panchine di tutta Italia, una in particolare ci ricorda la necessità impellente di un cambiamento a partire dall’educazione e dalla formazione: “La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani”.
Fino a quando un solo uomo sarà convinto che una donna che si mostra in foto o che decide di indossare la gonna, sta autorizzando un abuso, fino a quando un solo uomo continuerà a pensare che una donna può ricoprire ruoli nel mondo del lavoro solo perché amante o compagna di un uomo di potere, fino a quando un solo uomo sarà ancora convinto che la bellezza di una donna è una minaccia, non possiamo considerarci una società civile.
Il concetto di civiltà si trova oltre le Panchine Rosse.