Salvatore Striano con il suo monologo “Il giovane criminale” denuncia il fallimento del sistema penitenziario italiano: “Il carcere non rieduca, imbastardisce”
Cosenza, Cinema San Nicola, venerdì 28 febbraio.
Sul palco, un uomo che ha vissuto le ombre di un sistema che non perdona e che ha scelto di trasformare la sua esperienza in un monito per tutti.
Salvatore Striano, ex detenuto, oggi attore, regista e scrittore, ha portato sul grande schermo delle coscienze il suo grido di denuncia contro il carcere italiano, un grido che suona come un invito urgente alla riflessione.
Con il cuore colmo di passione e la lucidità di chi ha vissuto in prima persona la brutalità di un sistema che punisce ma non rieduca, Striano ha preso la parola, lasciando il pubblico senza fiato: “Il carcere non rieduca, imbastardisce”.
È un’accusa forte, pesante, che colpisce nel cuore di chi ancora crede che la pena detentiva possa essere una soluzione ai problemi sociali.
Un’affermazione che non lascia spazio a dubbi e che, con la sua crudezza, intende scuotere le coscienze.
La serata, organizzata dal Rotary Club Cosenza Nord, ha visto l’attenzione focalizzarsi su un tema da troppo tempo ignorato: il percorso di reintegrazione sociale dei detenuti.
La presidente Antonietta Converso ha evidenziato come l’associazione, attraverso progetti concreti come quello che coinvolge le detenute del carcere di Castrovillari e i minori della Comunità Ministeriale di Catanzaro, intenda porre un focus sulla riabilitazione, non solo sul castigo.
Sul palco, insieme a Striano, altre voci significative hanno arricchito la discussione: il docente di Diritto penale Mario Caterini, il direttore dell’Istituto penitenziario di Castrovillari Giuseppe Carrà, l’avvocato penalista Francesco Chiaia, la docente di Servizio Sociale e Sociologia Unical, delegata Unical per il Polo penitenziario Franca Garrefa e la docente di Psicologia Unical Angela Costabile, tutti uniti nel far luce su una realtà che troppo spesso rimane nell’ombra.
Ma, come ha ricordato Striano, “Non si può continuare a illudersi che il carcere risolva i problemi. Si può solo rendere le persone ancora più perse, ancora più fuori strada”.
Il racconto di Striano non è solo una cronaca di violenza e sofferenza dentro le mura delle carceri, ma anche una testimonianza di speranza, di possibilità di riscatto.
Salvatore ha parlato della sua infanzia difficile, dei suoi primi passi nel mondo della malavita, fino al momento in cui, in carcere, ha trovato la forza di voltare pagina, grazie al teatro, grazie alla consapevolezza che anche chi sbaglia può avere una seconda chance.
Ma il suo messaggio, forte e chiaro, è rivolto a un sistema che oggi non guarda al recupero, ma solo alla punizione.
“Più si aumenta la durata della detenzione, più si rischia di trasformare una persona in un essere umano devastato”, ha spiegato, chiedendo un cambiamento profondo.
Una riflessione che va oltre la pura giustizia e sfida la società a rivedere i suoi valori, a cominciare dal trattamento riservato ai più giovani.
Il pubblico ha ascoltato in silenzio, consapevole che le parole di Striano non sono solo un’accusa, ma una riflessione aperta sulla società che non riesce a dare alternative a chi vive ai margini.
“Nessuno esce vincente dal mondo della malavita”, ha aggiunto, ma la sua consapevolezza non è quella di chi si è arreso, bensì di chi ha compreso la necessità di un cambiamento radicale.
Il suo intervento è stato anche una critica alla ipocrisia sociale: quella che condanna la criminalità “per necessità” ma trova sempre una scusa per chi delinque “per piacere”.
Una contraddizione che Striano ha sottolineato, invitando tutti a guardare in faccia le disuguaglianze e ad agire.
Perché, per riprendere quanto ha detto, “Quando una persona perbene sbaglia, dovrebbe pagare il doppio”.
Concludendo, l’ex detenuto, non si è autoassolto, ma ha chiesto un passo indietro a tutti.
Un ripensamento collettivo del nostro sistema di giustizia, più incline alla cultura del recupero e meno alla vendetta.
“Non è solo una questione di leggi, ma di cultura e consapevolezza”, ha dichiarato.
Striano, con la sua storia, ha offerto una chiave di lettura del carcere che sfida le convenzioni, ponendo il focus su ciò che può veramente portare cambiamento: il riscatto sociale, la cultura, l’istruzione, e soprattutto la possibilità di cambiare strada prima che sia troppo tardi.
Un invito che non può lasciare indifferenti, ma che deve portare ognuno di noi a chiedersi: cosa stiamo facendo per evitare che altri vivano la stessa sorte, fuori e dentro il carcere?