Aprile 21, 2025
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“È la pace il nome di Dio”: Addio a Papa Francesco, l’uomo che voleva disarmare il mondo

Il pontefice della speranza, Papa Francesco lascia un’eredità di pace e umanità

Si è spento nella quiete della Domus Sanctae Marthae, Papa Francesco.
Nato il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires, il Pontefice aveva 88 anni.

La causa della morte, secondo quanto riferito dalla Sala Stampa vaticana, è stata un’insufficienza cardiaca congestizia aggravata da complicazioni respiratorie.
Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi, ma aveva scelto di rimanere attivo fino all’ultimo, nonostante le cure e la fragilità crescente.

Papa Francesco lascia la Chiesa e il mondo in uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni: l’Europa ancora stretta nella morsa del conflitto tra Russia e Ucraina, il Medio Oriente dilaniato da nuovi focolai di guerra, la crisi climatica che moltiplica disastri e diseguaglianze.

In questo scenario cupo, la sua voce è stata una delle poche ad alzarsi con coerenza, giorno dopo giorno, come una preghiera che non si arrende.

Nonostante gli acciacchi e gli anni, Bergoglio non si è mai arreso al ruolo simbolico.
Ha continuato a incontrare ambasciatori, rifugiati, giovani e leader religiosi fino a poche settimane fa.

Fonti vicine al Vaticano raccontano di un uomo stanco, sì, ma ancora determinato.
“Abbiamo bisogno di una pace artigianale”, diceva.
E fino all’ultimo ha lavorato perché quella pace non restasse un’utopia.

Le sue ultime settimane sono state segnate da una crescente fragilità, ma anche da una lucidità spirituale che ha colpito i più vicini collaboratori.

“Non pregate per me come un santo,” avrebbe detto il 12 aprile, “pregate per non dimenticare chi soffre.”
Le sue parole, raccolte durante un’udienza privata con alcuni rifugiati siriani, sembrano oggi un testamento.

In un mondo che spesso si ripiega su se stesso, Papa Francesco ha rappresentato una resistenza ostinata al disincanto.
Non ha mai smesso di denunciare l’industria bellica, l’indifferenza globale, il cinismo di certi governi.

Ma non lo ha fatto da politico, lo ha fatto da uomo di fede, convinto che ogni gesto – anche il più piccolo – possa cambiare il destino di un popolo.

Oggi, la sua assenza pesa come il silenzio che segue una verità.
In piazza San Pietro, le campane hanno suonato a lutto poco dopo l’annuncio.
Una folla composta si è radunata spontaneamente con ceri e preghiere.

Nel cuore di questa umanità ferita, Papa Francesco ha seminato parole e gesti che continueranno a fiorire.
Non ha lasciato solo un’eredità teologica, ma uno stile: quello della prossimità, dell’ascolto, della tenerezza come atto politico.

Oggi il mondo piange un Papa.
Ma forse, più di ogni altra cosa, piange un uomo che ha saputo amare con radicalità.
E che ci ha ricordato – anche con la sua morte – che la pace non è un sogno, ma una responsabilità quotidiana.

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