La Pasqua a Montalto, tradizioni, sapori autentici e il calore della comunità
C’è qualcosa di irrimediabilmente dolce nella Pasqua a Montalto Uffugo.
Sarà il profumo del pane fatto in casa che esce dalle cucine al mattino presto, sarà il suono delle campane delle chiese che si rincorrono tra le case, o forse è solo il modo in cui la primavera arriva qui: silenziosa e tenace, con i mandorli in fiore e le giornate che si allungano piano, come un respiro profondo dopo l’inverno.
In questi giorni, il paese si risveglia come un presepe che torna a vivere.
A Vaccarizzo si sfornano cuzzupe grandi come ruote di carro, ognuna con l’uovo sodo al centro e la glassa di zucchero colorato, mentre
si fanno scorte di ricotta fresca per la pastiera – quella vera, quella che non si compra ma si aspetta, come un regalo.
I montaltesi del centro storico si ritrovano per sistemare i tamburi della processione, e i più piccoli imparano a distinguere il suono cupo della troccola da quello più squillante delle campane.
Perché a Montalto, anche la Pasqua ha un suo suono: antico, sincero, un po’ stonato e proprio per questo perfetto.
Non c’è famiglia che in questi giorni non abbia ricevuto almeno una cuzzupa in dono, “che porta fortuna”, e non c’è nonna che non abbia già cominciato a preparare il ragù della domenica, con l’agnello che cuoce lento e il tempo che sembra rallentare per un momento, come se volesse restare lì, seduto accanto alla stufa.
E poi ci sono i saluti per strada, quelli urlati da un balcone all’altro, o detti piano in chiesa, tra un’Ave Maria e una stretta di mano.
Perché Montalto è così: un paese che conosce i nomi delle sue pietre e delle sue persone, e che in ogni festa ritrova un pezzo di sé.
In un mondo che corre troppo in fretta, qui si continua a cucinare per chi arriva, a impastare con le mani, a benedire le case con rami d’ulivo presi dopo la messa della Domenica delle Palme.
E non è nostalgia, è resistenza.
È sapere da dove si viene per scegliere ogni giorno chi si vuole essere.
E allora, a voi che restate e a voi che tornate, a chi vive tra le vie di Taverna o nei vicoli del centro storico, a chi scende dal nord per ritrovare la voce del paese e a chi non se n’è mai andato davvero: Buona Pasqua.
Buona Pasqua, Montalto.
Che sia luminosa come il sole sul Pollino in un giorno limpido, e dolce come la prima fetta di colomba.
Che sia vostra, vera, rumorosa di affetto e piena di cose buone.